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Notizie

Testimonianza del Pe. Celso da Silva, LC

Pubblicato il 29 Aprile, 2023
Testimonianze 2023

Portoghese

Io in Cristo e Cristo in me

San Girolamo così ricordava a un suo amico: “i chierici si chiamano così o perché sono proprietà del Signore, o perché lo stesso Signore è la loro proprietà, cioè, è la ricchezza dei chierici. Essendo così, il chierico è proprietà del Signore come ha il Signore come proprietà, e deve presentarsi come tale, affinché egli stesso possieda il Signore e allo stesso tempo sia posseduto dal Signore” (San Girolamo, Lettera a Nepoziano, sulla vita dei chierici e dei monaci, 5). Questo consiglio di San Girolamo per me in questo momento ha una grande forza spirituale: essere sacerdote è avere il Signore come l’unica ricchezza e allo stesso tempo essere proprietà esclusiva del Signore per il bene della sua Chiesa.

Nato il 7 marzo 1992 a Candeias-MG, Brasile. Sono il maggiore di due figli e i miei genitori sono sempre stati molto cattolici. Fin da quando avevo l’uso della ragione, già immaginavo di essere sacerdote. Logicamente, avrei dovuto lasciare che il tempo maturasse o meno quell’idea che alcuni vedevano semplicemente come cose da bambini. Un giorno ero a una messa feriale nella mia parrocchia e providenzialmente incontrai alcune consacrate del Regnum Christi che erano di passaggio nella mia città. Mi chiesero se volevo essere sacerdote e risposi di sì. Poi conobbi tramite una mia madrina del Regnum Christi, Aparecida Cardoso, il P. Ángel Llorente LC, che mi orientò e mi accompagnò nei miei primi passi vocazionali. Fin dall’inizio trovai nei miei genitori un grande supporto e una fede enorme nella mia decisione di lasciare casa così giovane.

Il 3 gennaio 2005 entrai nell’apostolato di San Paolo e, come un ragazzo di 12 anni, tutto era nuovo per me. Ho imparato molte cose con il desiderio di vivere con intensità il mio cammino, anche se lungo, verso il sacerdozio. Ringrazio per l’accompagnamento e la pazienza di tanti sacerdoti e fratelli che sono stati i miei formatori nei cinque anni di seminario minore. Come in tutte le tappe, ci sono lotte, dubbi, prove, ma ciò che non può mancare: la certezza che Cristo aveva un disegno per me.

I miei due anni di noviziato, il primo in Brasile e il secondo in Colombia, sono stati un tempo di grande maturazione nella mia risposta al Signore. Con la dinamica del noviziato ho sperimentato che se non si poneva la base della mia vita religiosa e poi sacerdotale, tutto il edificio sarebbe crollato. La base è l’amicizia con Gesù Cristo, sincera, autentica, personale. Se da un lato è l’esperienza di un incontro con Lui, dall’altro è la responsabilità di annunciarlo, di portarlo a coloro che ne hanno bisogno e non lo conoscono. Conoscere Cristo non è possederlo per sé, ma annunciarlo con tutte le forze e con tutta la nostra creatività umana. Quanto più si annuncia Cristo con la vita e con le opere, più lo conosciamo, perché Egli, annunciato da noi, ci interpella sempre.

Successivamente la mia formazione è continuata a Salamanca, in Spagna, e poi con gli studi filosofici a Roma. Posso dire che la formazione legionaria è molto poliedrica. Personalmente considero che gli studi sacri uniti agli studi umanistici siano uno strumento importante per formare religiosi e sacerdoti non “magazzini di conoscenza”, ma uomini preparati a capire, dialogare e amare la sfida missionaria ed evangelizzatrice del nostro tempo. Tutto ciò che impariamo nel seminario serve per essere utile alla Legione, alla Chiesa, alle anime; serve affinché Cristo trasformi, attraverso di noi, questo mondo e il cuore di ogni uomo. Per questo, tra le vicissitudini del periodo di formazione, ciò che rimane come essenziale per sempre nel cuore di Dio è che il tempo e le energie investite, sia da parte mia che da parte dei miei formatori, insieme alla preghiera e al sostegno di tanti, non siano stati invano. Il chicco di grano caduto in terra darà frutto.

Tuttavia, la fase più sfidante per me sono stati i tre anni di pratiche apostoliche. Era come un fidanzamento, quel periodo di conoscenza reciproca tra due persone. Conoscevo di più la Legione e il Regnum Christi e, allo stesso tempo, la Legione mi conosceva. Perché, in fondo, la mia vita sacerdotale dovrà essere sempre un dare, un uscire, perché nessuno diventa sacerdote per vivere chiuso, comodo, ma per essere “proprietà del Signore” e, quindi, essere al servizio del suo popolo. Ho lavorato due anni come formatore e direttore degli studi nell’apostolato in Venezuela. Le circostanze materiali, sociali e politiche non erano le migliori, ma mi hanno aiutato a maturare tante cose. Devo dire che la più grande ricchezza che ho trovato lì e che ha fatto crescere il mio cuore di futuro pastore è quella gente spontanea, vicina, religiosa e generosa. Nel mio terzo anno di pratiche ho cambiato ambiente e sono stato inviato a Medellín, in Colombia, per lavorare con gli adolescenti al Colegio Cumbres. Non posso raccontare qui tutte le esperienze vissute lì, ma condivido qualcosa di importante: a quei livelli del mio cammino vocazionale, sostenuto dai miei superiori e da tanta gente che ho incontrato, Dio mi confermava sempre di avermi scelto per essere suo strumento, che dovevo essere docile e lasciarmi nelle sue mani, perché Lui non delude mai.

Poi, nel 2020, la mia teologia a Roma è stata un periodo praticamente di situazione pandemica. Ma ciò non ha affatto spento il desiderio di continuare a formarmi serenamente e con fiducia nel Signore perché, in fondo, volevo dare tutta la mia vita al Signore e alla sua Chiesa. Questi ultimi anni di formazione iniziale sono come un imbuto, dove bisogna affinare e obiettivare ciò che realmente conta nel cammino della vita. Kierkegaard parlava di “una purezza del cuore che consiste nel avere una sola idea”. Per me, l’idea si rafforzava e maturava con la preghiera, con lo studio, con l’accompagnamento sereno e vicino dei miei formatori che mi hanno aiutato nella fase finale, il P. Christopher Brackett LC e il P. Gonzalo Rebollo LC; e anche con l’esperienza della vita fraterna, specialmente con coloro che costituiscono la generazione che si ordina. So che ci sono persone buone e ben preparate. È una meraviglia sapere che non faccio questo passo da solo, siamo tutti sostenuti dal Signore e ci sosteniamo a vicenda.

San Ignazio di Loyola parla di un’esperienza fondante che è come un segno indelebile nel cammino della vita spirituale di una persona. Quando ho fatto i miei esercizi spirituali di un mese nel 2020, ricordo molto poco di ciò che ho pregato lì. Mi è rimasta solo un’esperienza. Un giorno, durante gli esercizi, nel momento degli uffici, stavo pulendo la cappella e mi hanno messo a pulire i confessionali. Mi trovavo dentro il confessionale nella parte dove si siede il sacerdote. In un certo momento, ho guardato attentamente lo spazio piccolo in cui mi trovavo e ho pensato: tra poco sarò qui… e perdonerò. Sì, Cristo perdonerà, io perdonerò. Io in Lui e Lui in me. Non ho trattenuto le lacrime. Sembrava che il tempo si fosse fermato dentro quel confessionale, perché la misericordia è eterna e solo la misericordia può fermare il tempo degli uomini, quel tempo a volte carico di miserie, di peccati, di fragilità; quel tempo, quell’uomo, quell’anima che, abbracciata dalla misericordia, potrà di nuovo fissare lo sguardo in Dio Padre e nel suo amore che è eterno. E come se non bastasse, in quell’esperienza fondante si compiva ciò che scriveva San Girolamo: Io proprietà del Signore; il Signore la mia unica ricchezza. Io in Lui e Lui in me.

Alle soglie del dono del sacerdozio sono molto felice. Dio ha messo persone meravigliose sul mio cammino, senza le quali forse non sarei qui. La mia gratitudine ai miei genitori, Célio e Nilza, e a mio fratello Adelson, che mi hanno sempre sostenuto con la preghiera. Alla mia madrina Aparecida, che ha fatto molto per me in questo lungo cammino. Al P. Ángel Llorente LC, sacerdote e amico che fin dall’inizio mi ha sostenuto e con la sua bontà e vicinanza è sempre stato presente. A tanti amici e conoscenti che hanno attraversato il mio cammino, a tutti esprimo la mia sincera gratitudine.

Il sacerdozio non è il punto di arrivo, ma il punto di partenza. Lo Spirito Santo che è – nell’intuizione di San Basilio – “l’artista o l’artigiano dell’armonia”, conceda a me la grazia di essere proprietà del Signore e di avere il Signore come unica ricchezza per servire gli uomini con un cuore misericordioso, dispensando gratuitamente i misteri di Dio.

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