Presentiamo di seguito le 14 stazioni della Via Crucis che hanno realizzato alcuni fratelli del Centro di studi superiori di Roma. Queste immagini e testi sono stati esposti la settimana precedente alla Settimana Santa nelle strutture del Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dell’Università Europea di Roma sotto il titolo: Via Crucis della Bibbia.
I STAZIONE
La preghiera di Gesù nell’orto
RIFLESSIONE
Immerso nella notte più profonda, quella dell’anima, Gesù con la sua preghiera è una luce radiante per noi. Una luce netta che divide e che, allo stesso tempo, concentra la storia. Una storia segnata dal peccato e dalla disobbedienza che si raccoglie nell’obbedienza amorosa del Figlio al Padre. Gesù è la luce intensa che brilla in ogni tempo e che restituisce alle cose la loro autentica apparenza.
È la luce che illumina ogni tenebra interiore, quella personale e quella primordiale, e ridà alla creatura la forma pensata dal suo Creatore. È una luce forte, ma accogliente; rivelatrice, ma purificatrice.
Questa non è una notte qualunque, ma la notte, poiché l’abbandono di Gesù riconduce l’umanità al suo cammino. Dio sta per fare una cosa nuova, trasforma la notte in giorno e la morte in vita. Questa è la notte: notte di dolore, notte d’amore, notte di riparazione, notte di ricreazione.
PREGHIERA
Signore Gesù, ti ringrazio per questa tua preghiera. Umiltà e grandezza, forza e debolezza si uniscono in una sola cosa. Grazie perché l’umiltà della forma svela la grandezza dell’abbandono. Grazie perché mi fai vedere come trovare forza nella debolezza e sicurezza nella prova. Fa’, o Signore Gesù, che anche io, unito a te, possa trovare il mio posto di figlio tra le braccia del Padre. Amen.
H. Diego Zanforlin, L.C.
II STAZIONE
Gesù è tradito da Giuda
La prima cosa che risalta nell’opera è lo sguardo di Giuda, «uno dei dodici». Il suo incontro con Gesù emula il gesto più comune di amore e affetto: un bacio. Tuttavia, non è altro che il confezionamento che camuffa il segno sacro che ha dato ai nemici del Maestro.
Il Maestro cerca di trovare lo sguardo di Iscariota, ma non lo trova. Giuda guarda indietro, verso le torce che lo hanno guidato fino all’orto.
Tutto il volto di Gesù è illuminato perché «Egli è la luce». La scena, invece, ci mostra la notte che incornicia l’istante in cui Giuda sigilla il suo atto fatale e Gesù accetta la volontà del Padre.
Due dettagli cercano di simboleggiare la doppia coscienza di Giuda, per cui giunge all’abbandono del suo Rabbi: lo sguardo timoroso che torna indietro e la borsa con il denaro che stringe sulla schiena. E ciò che Gesù si aspetta da lui è la risposta del suo abbraccio.
Due dettagli aprono il cuore del Salvatore, che «non vuole la morte del peccatore, ma che si ravveda e viva»: il contatto visivo e il suo braccio sulla spalla di Giuda. Le sue parole di rimprovero paterno, prive di odio e piene di affetto, ci interpellano anche oggi: «Amico, perché vieni?».
H. Samuel Hurtado, L.C.
III STAZIONE
Gesù davanti al Sinedrio
Il passo corrisponde alla confessione di Gesù sulla sua vera identità. Egli è il Cristo, il Figlio di Dio, come ha annunciato Marco all’inizio del suo Vangelo.
Questa confessione avviene davanti al sacerdote del tempio, che, in quel momento, si strappa le vesti. Analogamente, succederà con il velo del tempio, quando il centurione esclama: «Veramente quest’uomo era il Figlio di Dio».
La scena vuole rappresentare un Cristo Reale, pienamente consapevole della sua vera identità di Figlio di Dio. Non c’era alcun timore che lo facesse arretrare di fronte a questa affermazione. Era consapevole della sua missione e disposto a morire di conseguenza.
Come si è detto, il sacerdote si strappa le vesti. Il disegno presenta Cristo come Luce, che squarcia il potere delle tenebre che si erano diffuse con il peccato del primo uomo.
Infine, il sentimento personificato dai protagonisti è: Cristo rimane sereno, perché Egli è la Verità, per lui risultano evidenti e chiare le parole che ha detto, ma per i membri del Sinedrio sono le parole più scandalose che si siano potute ascoltare.
Neppure di fronte a questo Cristo si turba, anzi, chiude gli occhi e entra in un profondo dialogo con il Padre, poiché solo Lui poteva capirlo e solo per sua Volontà era disposto a morire.
H. Camilo Palacio, L.C.
IV STAZIONE
Negazioni di Pietro
Abbiamo privato la scena dei suoi elementi accidentali per concentrarci sulla sostanza epifanica dell’evento. Il messaggio si rivela nello scambio di sguardi. Lo sguardo di Gesù si fonde con quello di Pietro. I loro occhi sono uguali ma comunicano un messaggio diverso. Questa identità figurativa cerca di riflettere la dialettica simbolica del tradimento.
Da una parte, il traditore. Lo sguardo di Pietro è quello di un uomo addolorato. I suoi capelli denotano il caos di pensieri nella sua mente tormentata. Cosa pensa Pietro davanti allo sguardo dell’Amico? È impossibile che Gesù abbia ascoltato la sua triplice negazione! Non era il momento di guardarsi dentro. Doveva essere forte per il suo Signore. Comincia a delinearsi un sorriso di accompagnamento, ma i suoi occhi lo tradiscono. Voleva stare vicino al Maestro nei momenti di dolore… Ora vuole solo scomparire. Scomparire tra il silenzio e l’oblio.
Dall’altra parte, il tradito. Gesù non perde il portamento di dominio e maestà. Sa che è giunta la sua ora. Sa di essere la vittima, ma continua a essere il pilastro della sua Chiesa. Alcune ferite superficiali si intravedono timidamente sul suo volto. Questa scelta non cerca di distoglierci dalla violenza, ma di accentuare la vera ferita. Il dolore si nasconde nello sguardo. Un gesto appena percettibile. Non sono i colpi o l’ingiustizia con cui è stato condannato a ferirlo, ma l’esperienza di un amico che gli dà le spalle.
La poca luce della stazione serve a esaltare elementi simbolici della composizione. I vestiti di Cristo ci ricordano la sua passione (colore merlot) e la sua divinità (linea gialla tripla). I vestiti di Pietro sono di colore terra e cercano di riflettere la quotidianità della sua tradimento. Pietro ci rappresenta tutti, esseri attaccati alla nostra condizione terrena.
Privando la scena del realismo storico, ricordiamo che la nostra tradimento si ripete ogni giorno. Un peccato in cui il traditore si tradisce da sé fuggendo da Colui che, nonostante tutto, continua a cercarci con lo sguardo.
H. Xavier Gutiérrez, L.C.
V STAZIONE
Gesù davanti a Pilato
È arrivata l’ora delle ombre. Non c’è nessuno che difenda l’innocente né che proclami come pochi giorni prima: Benedetto sia il Signore! E questi si estendono lasciando cadere un giudizio ingiusto su colui che è la giustizia.
L’attesa di Gesù, mite e umile, davanti a una folla che rifiuta il suo sangue è il momento che vorremmo rappresentare in questa opera. Verrà condannato ingiustamente e in Lui sono le ingiustizie di tutti coloro che in questo mondo soffrono l’abuso, l’oppressione e il maltrattamento.
Gesù, aiutaci a sopportare con coraggio le tribolazioni e i dolori della vita, con la ferma speranza che sei sempre al nostro fianco e sei tu che soffri con noi.
H. Gerardo Jiménez, L.C.
VI STAZIONE
Gesù viene flagellato e incoronato di spine
È un disegno realizzato con penna. Usa semplicemente due colori con lo scopo di evidenziare meglio il messaggio e cerca così che lo spettatore ricordi più il sfondo che la forma.
Il primo messaggio che vuole trasmettere si trova nelle corde del flagello. Lì sono registrati i peccati dell’umanità che arrecano tanto male a Gesù Cristo e sono la causa della sua sofferenza.
Quando il peccato ferisce il nostro Signore, questo viene assunto nella sua carne (da qui la tonalità scarlatta) e, tuttavia, ciò che inizialmente era un peccato, il suo sangue lo trasforma o lo redime, facendolo diventare una virtù.
Infine, la corona esprime i vari titoli che gli uomini hanno dato a Gesù Cristo. Le mani che portano questa corona rappresentano le mani dello spettatore e così come Pietro poté confessarlo come «il Cristo», così anche si aspetta da noi che possiamo fare la stessa confessione in questo cammino della Croce.
H. Luis De Ávila, L.C.
VII STAZIONE
Gesù porta la croce
RIFLESSIONE
Gesù afferra la croce tra le sue mani. Le sue dita sentono la ruvidità di quella superficie e sa che tra poco tempo si unirà ad essa in modo definitivo. È arrivata l’ora che tanto aspettava; per quell’ora è venuto e per essa si stava preparando.
La croce non è un peso leggero. La sua schiena, che è stata fortemente messa alla prova, duole dopo ogni tentativo di movimento. Tuttavia, si rialza ancora e porta lo strumento del suo supplizio.
Quella porta non è la sua condanna, ma la nostra. Quel carico non sono i suoi peccati, sono i nostri. Che tipo di ingiustizia è questa? Hanno liberato lo schiavo colpevole e condannato il signore innocente. Quando si è sentito qualcosa di simile? Che spettacolo meraviglioso, che notizia mai annunciata! Dio, lento all’ira e grande nell’amore, viene a cancellare le nostre colpe.
PREGHIERA
Signore Gesù, ti vedo curvo e attaccato alla croce. Perché lo fai? Non è forse la mia schiena quella che dovrebbe piegarsi? Non porta forse scritto il mio nome quella croce che tu porti? Signore, questa scena mi chiude la bocca. Solo il silenzio comprende che Dio, il mio Creatore, si è fatto responsabile dei miei peccati, di quelli della sua creatura. È ingiusto! Sì, ma quanta amore! Signore, quando con le tue dita sentirai la ruvidità del legno, ricordati di me e perdonami. Fa’, almeno, che io pianga d’amore e di dolore. Amen.
H. Diego Zanforlin, L.C.













