Per P. Vicente D. Yanes, LC
Di tutti i discendenti della casa di Davide è probabile che San Giuseppe si trovasse tra i più ordinari e che egli avrebbe dovuto essere scelto da Dio per accompagnare Suo Figlio è qualcosa che con tutta certezza nessuno poteva immaginare. «Ma gli uomini si soffermano sull’apparenza esterna, mentre Dio guarda nel cuore dell’uomo» (1Sam 16,7). E nel cuore di quell’uomo Dio trovò tutto ciò di cui aveva bisogno per la missione che gli avrebbe affidato.
Dalla Scrittura dice che San Giuseppe era «uomo giusto» e forse il cammino di questo Grande Patriarca verso la santità fu proprio questo: essere «giusto un uomo», accettare la propria condizione di creatura e di figlio con umiltà, ma con grande fiducia in Dio suo Padre. Dove altri potrebbero trovare povertà e limitazione, il santo uomo trova il sentiero che conduce alla vita: vivere, come conseguenza della propria mancanza, unito a Colui che è la fonte di tutto. Un uomo giusto è colui che senza pretese realizza la sua missione, dando tutto ciò che è e tutto ciò che può, e sa anche lasciare a Dio la parte più importante senza ostacolarlo, sapendo che Egli è colui che dà la crescita (cf. 1Cor 3,6-9) e ogni frutto (cf. Gv 15,1-5) fino a portarla al suo pieno compimento (cf. Fil 1,6). L’uomo giusto è giusto un uomo, che lascia a Dio essere Dio, gli rende culto con tutta la sua vita posta nelle sue mani e collabora con fedeltà e amore in ciò che il suo Signore e Padre gli chiede.
La «formula» di santità per la vita e la missione che ci presenta San Giuseppe (senza scrivere alcun trattato al di fuori della sua stessa vita) fu questa: sii quell’uomo che Dio desidera da te e niente più di quello, ma non essere mai senza Dio o lontano da Lui nemmeno un minuto. In una parola, la sua giustizia fu questa: umiltà.
Se l’umiltà è ciò che siamo, non sappiamo cosa sia la vita (né possiamo capire le sue lezioni) senza umiltà. Chi è umile sa, perché guarda le cose da Dio. «Dove c’è superbia, ci sarà sempre ignoranza; ma dove c’è umiltà, ci sarà saggezza». L’umile è saggio perché ascolta più Dio che se stesso.
L’umiltà ci prepara al dono divino, a ricevere la grazia e affinché Dio possa realizzare in noi la sua opera: solo chi si sa povero, chiede. Non reclama, né pretende né pensa di meritare. «Dio resiste ai superbi, ma dà la sua grazia agli umili» (Giac 4,6).
L’umiltà ci permette di riconoscere più facilmente i nostri errori, senza tante complicazioni, e di sapere chiedere perdono, perdonare e accettare e guardare gli altri con misericordia. «Da dove vengono le guerre e le contese tra voi?» (Giac 4,1). Senza dubbio, dalla mancanza di umiltà: dal dimenticare che tutti abbiamo limiti e carenze, ma che Dio ci invita a trattarci gli uni gli altri con misericordia come Lui fa con noi (cf. Lc 6,36-38).
L’uomo umile si sottomette a Dio per amore, a ciò che il Signore gli ordina perché lo riconosce come suo Padre, e per questo affronta il diavolo e le sue tentazioni sicuro, perché sa che Dio è con lui e lui con Dio e per questo non deve temere (cf. Sal 23). Al umile non vincono così facilmente le astuzie del nemico, perché il suo cuore a Dio è già stato vinto. «Chi si umilia sarà innalzato» (Mt 23,12); parole di Gesù, promessa sicura.
In San Giuseppe si realizza perfettamente ciò che disse Sir James Matthew: «La vita è una grande lezione di umiltà». Questa vita in concreto è un panegirico perpetuo all’umiltà. San Giuseppe fu santo perché fu giusto, fu giusto perché fu umile. E come «L’umiltà è camminare nella verità» nelle parole della Santa Dottora d’Ávila, possiamo concludere che per essere umili è necessario che trattiamo molto con Dio nella preghiera e nella vita: questo è camminare nella verità. Approfittando della menzione, Santa Teresa disse anche:
«Non ricordo finora di avergli mai implorato qualcosa a San Giuseppe che egli non abbia fatto. È cosa che spaventa le grandi misericordie che Dio mi ha concesso attraverso questo Beato Santo. Non ho conosciuto persona che sia veramente devota a lui che non la trovi più beneficiata in virtù, perché beneficia grandemente le anime che a lui si affidano. Chiedo solo per amore di Dio che chi non ci crede lo provi e vedrà per esperienza il grande bene di affidarsi a questo glorioso Patriarca e di averne devozione».
La Santa raccontava che per 40 anni non aveva lasciato passare una sola festa di San Giuseppe senza chiedergli una grazia speciale e che è sempre stata ascoltata. Per chi volesse fare la prova, ecco la raccomandazione.
Non credo sia esatto pensare che «San Giuseppe non parlava mai» (o che “quasi non parlava”). Piuttosto, bisogna riconoscere che le sue parole più importanti furono le sue azioni. L’adempimento della volontà di Dio, con semplicità e senza desiderio di protagonismo, fu il suo principale discorso. Che potesse essere di poche parole, può essere e non lo sapremo. Ma più che parlare, in ciò in cui San Giuseppe dimostrò di essere un oratore eloquente fu nella fede, speranza e carità con cui visse. Fu umile, ciò che non era, non fu un ciarlatano.
Cosa ci direbbe San Giuseppe in un giorno come oggi? Credo che senza problema ci rimanderebbe alle parole dell’Apostolo «Qualunque cosa facciate, fatela con tutto il cuore, come per il Signore e non per gli uomini; sapendo bene che dal Signore riceverete in ricompensa l’eredità. Servite in tutto (come ho fatto io), Cristo Signore» (Col 3,23-24).
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