La rivista “Vida Nueva“, il 17 luglio, ha pubblicato il seguente articolo sul P. Guillermo Serra, LC e i suoi social network al servizio dell’evangelizzazione.
*****
Il sacerdote spagnolo Guillermo Serra ha iniziato a usare Facebook nel 2011. Il progetto che gli era stato assegnato allora dai Legionari di Cristo, congregazione religiosa a cui appartiene, lo obbligava a stare in contatto con molte persone, e qualcuno gli suggerì di usare questa rete sociale per adempiere al suo incarico.
Lui aveva sentito parlare di Facebook ma gli sembrava “una perdita di tempo”; tuttavia, presto scoprì il suo potenziale evangelizzatore: iniziò caricando riflessioni spirituali, e vedendo che queste avevano un’ottima accoglienza, dopo pochi mesi aprì la pagina pubblica ‘Padre Guillermo Serra’, che oggi conta quasi un milione di follower.
Successivamente si è incoraggiato a navigare su altre piattaforme, e oggi èconsiderato uno dei sacerdoti con il maggior numero di seguaci sui social network: su Instagram ha più di 150 mila; su Twitter, con più di 80 mila, e su YouTube, con più di 56 mila.
Dall’obbligo al piacere
In un’intervista a Vida Nueva, padre Guillermo spiega che i suoi primi anni come sacerdote non avevano una missione di evangelizzazione diretta, ma che si svolgeva come segretario e consigliere, quindi passava molto tempo davanti al computer. Fu lì che scoprì il potenziale evangelizzatore dei social network e allora sì –dice– “lanciai le reti, in nome di Gesù”.
Attualmente, i principali paesi dove si trovano i suoi seguaci sui social network sono Messico, in primo luogo; poi Stati Uniti, Colombia, Argentina e Venezuela. La maggior parte dei suoi follower sono donne, poco più del 70%, e la fascia di età più numerosa va dai 45 ai 55 anni.
Il padre Guillermo ha iniziato a capire la dinamica propria di ogni rete sociale. È partito con Facebook e Instagram, ma ora utilizza di più Twitter, poiché assicura che la gente è desiderosa di messaggi positivi, spirituali e preghiere, e “posso dire che gli utenti di Twitter trovano risposte e conforto leggendo in poco tempo qualcosa che possa dare loro pace”.
Meditazioni di successo
Qualche anno fa, padre Guillermo iniziò il progetto chiamato “Audio Evangelio”, una breve meditazione del Vangelo di ogni giorno inviata tramite WhatsApp. “I gruppi sono cresciuti e ora li riceve più di 16.000 persone che a loro volta lo condividono nei loro gruppi”, assicura.
Ha anche creato i “Cammini”, che sono meditazioni quotidiane, inviate sempre tramite WhatsApp, e altre ancora per prepararsi a Natale e Pasqua.
Riferendosi ai contenuti preferiti dal suo pubblico, ha rivelato che senza dubbio sono tutto ciò che “li aiuta a pregare meglio, a connettersi con Dio, conoscere la loro fede e trovare un rifugio di pace in mezzo all’agitazione quotidiana. Per questo, l’‘Audio Evangelio’ e i ‘Cammini’ hanno riscosso tanto successo”.
Lanciare le reti, nel lago digitale
Quale considera il suo più grande risultato in questo cammino di evangelizzazione attraverso i social network?
Uno potrebbe pensare al numero di follower, ma credo che sia un modo un po’ superficiale di misurare l’impatto. Non dipende realmente da noi, ci sono molti fattori quando si tratta di essere seguiti, anzi, dipendiamo anche dagli algoritmi di ogni rete sociale.
Per questo mi piace misurare i successi per aver trovato un modo virtuale, ma non per questo meno reale, di avvicinare le persone a Dio. Potrei dire, aver creato una “Parrocchia virtuale”, che ora, in tempo di Covid-19, si è dimostrata molto utile e pratica. Tutto ciò che si è seminato negli anni, ora ha dato un frutto visibile meraviglioso, poiché le persone si sono sentite accolte, accompagnate e sostenute in tempi di tanta tribolazione.
E tutto ciò nel contesto della chiamata della Chiesa, già dal Concilio Vaticano II, ad usare i mezzi di comunicazione come luogo privilegiato per trasmettere il messaggio di Gesù. Infatti, dal 1967 la Chiesa celebra la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, durante la quale il Papa presenta un messaggio. Negli ultimi anni, i social network sono stati tra i temi principali.
Quindi si potrebbe dire che il più grande risultato è aver risposto a questa necessità di usare i mezzi di comunicazione per evangelizzare, lanciare le reti, nel lago digitale e far conoscere la barca di Gesù che ci chiama a una vita nuova e a santificare tutte le realtà del mondo, orientandole alla salvezza degli uomini.
Attenti alla paura e all’ignoranza!
Per il sacerdote legionari, i principali ostacoli all’evangelizzazione sui social network sono stati due: La paura e l’ignoranza iniziale di cosa sia un social network e di come funzioni.
Poi vengono le sfide –spiega– e una di queste è saper trovare l’equilibrio tra il messaggio che si vuole trasmettere e il modo di farlo, e questo, senza impiegare troppo tempo, che mai è abbastanza.
Un’altra sfida è che la Chiesa, anche se ha fatto grandi passi, ha ancora molto da fare per lavorare in modo professionale nella comunicazione digitale.
In questo senso, aggiunge: “La pandemia ha dato un grande impulso e ha risolto in parte un’altra delle sfide, che era lo sforzo individuale con poca coordinazione. Ora sono stati individuati sforzi interessanti con molto frutto. Per esempio, tra quattro sacerdoti abbiamo dato una rinnovata unione matrimoniale virtuale con più di 20.000 coppie partecipanti”.
Allo stesso modo –sottolinea– molti sacerdoti e catechisti hanno dovuto usare i social network e hanno trovato un modo per stare vicini ai fedeli.
I social network nella “nuova normalità”
Il padre Guillermo Serra racconta cosa gli è successo alcune settimane fa, quando un poliziotto di sorveglianza della scuola dove lavora si è avvicinato e gli ha detto: ‘Padre, continuerà a inviare ‘Il cammino del cuore di Gesù’?’.
“Non sapevo bene a cosa si riferisse, lo conoscevo solo di vista perché i poliziotti ruotano in tutta la scuola e l’università. Mi sono fermato, gli ho detto: ‘Scusi?’. Mi ha chiesto di nuovo la stessa cosa, e ha aggiunto: ‘Ricevo i suoi audio tutti i giorni e mi aiutano molto’. In quel momento ho capito che le reti sociali non hanno barriere e che si può arrivare a persone vicine dopo aver fatto molte giri”.
Tuttavia, la domanda di quell’uomo ha fatto vedere al sacerdote una nuova sfida che verrà di pari passo con la “nuova normalità”: la mancanza di tempo. Con la nuova dinamica –dice– non ci sarà più abbastanza tempo da dedicare ai social network, ma è importante essere e rimanere presenti in essi. Non c’è altra strada.
—————–
Ascolta qui gli audio con riflessioni del Vangelo quotidiano del P. Guillermo Serra, LC













