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Notizie

¡Quale modo migliore per rafforzare la nostra amicizia con Gesù che condividerla con gli altri!

Pubblicato il 29 Luglio, 2016
Notizie
Papa JMJ

Discorso del Santo Padre durante la cerimonia di accoglienza dei giovani alla Giornata Mondiale della Gioventù, Cracovia 2016

Cari giovani, buon pomeriggio.

Finalmente ci incontriamo. Grazie per questo caloroso benvenuto. Grazie al Cardinale Dziwisz, agli Vescovi, sacerdoti, religiosi, seminaristi, laici e a tutti coloro che li accompagnano.

Grazie a coloro che hanno reso possibile che oggi siamo qui, che si sono impegnati affinché potessimo celebrare la fede. Oggi noi, tutti insieme, stiamo celebrando la fede.

In questa, vostra terra natale, vorrei ringraziare in modo speciale san Giovanni Paolo II che ha sognato e promosso questi incontri. Dal cielo ci sta accompagnando vedendo tanti giovani appartenenti a popoli, culture, lingue così diverse con un solo motivo: celebrare Gesù, che è vivo in mezzo a noi.

L’avete capito? Celebrare Gesù, che è vivo in mezzo a noi. E dire che è vivo significa voler rinnovare il nostro desiderio di seguirlo, il nostro desiderio di vivere con passione il seguire di Gesù.

Quale occasione migliore per rinnovare l’amicizia con Gesù che rafforzare l’amicizia tra voi! Quale modo migliore per rafforzare la nostra amicizia con Gesù che condividerla con gli altri! Quale modo migliore di vivere la gioia del Vangelo che voler «contagiare» la Sua Buona Notizia in tante situazioni dolorose e difficili!

E Gesù è colui che ci ha convocato a questa 31ª Giornata Mondiale della Gioventù; è Gesù che ci dice: «Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia» (Mt 5,7). Beati coloro che sanno perdonare, che sanno avere un cuore compassionevole, che sanno dare il meglio agli altri; il meglio, non ciò che avanza: il meglio.

Cari giovani, in questi giorni la Polonia, questa nobile terra, si veste di festa; in questi giorni la Polonia vuole essere il volto sempre giovane della Misericordia. Da questa terra, con voi e anche uniti a tanti giovani che oggi non possono essere qui, ma che ci accompagnano attraverso i vari mezzi di comunicazione, tutti insieme faremo di questa giornata una vera festa Giubilare, in questo Giubileo della Misericordia.

Negli anni in cui sono stato Vescovo ho imparato una cosa ‒ne ho imparato molte, ma una voglio dirla ora‒: non c’è niente di più bello che contemplare la voglia, l’impegno, la passione e l’energia con cui molti giovani vivono la vita.

Questo è bello, e, da dove viene questa bellezza? Quando Gesù tocca il cuore di un giovane, di una giovane, questa è capace di atti veramente grandiosi. È stimolante ascoltarli, condividere i loro sogni, i loro interrogativi e il desiderio di ribellarsi contro tutti coloro che dicono che le cose non possono cambiare.

Sono quelli che io chiamo i «quietisti»: «Nulla può cambiare». No, i giovani hanno la forza di opporsi a questi. Ma, forse, alcuni non sono sicuri di questo… Vi faccio una domanda, rispondetemi: –«Le cose, si possono cambiare?».

È un dono del cielo poter vedere molti di voi che, con le vostre domande, cercate di fare in modo che le cose siano diverse. È bello, e mi consola il cuore, vederli così ribelli. La Chiesa oggi li guarda ‒direi di più: il mondo oggi li guarda‒ e vuole imparare da voi, per rinnovare la fiducia che la Misericordia del Padre ha sempre un volto giovane e non smette di invitarci a far parte del suo Regno, che è un Regno di gioia, è un Regno sempre di felicità, è un Regno che ci porta sempre avanti, è un Regno capace di darci la forza di cambiare le cose.

Mi sono dimenticato, vi ripeto la domanda: ‒«Le cose, si possono cambiare?».

Conoscendo la passione che mettete nella missione, mi permetto di ripetere: la misericordia ha sempre un volto giovane. Perché un cuore misericordioso si anima a uscire dalla sua comodità; un cuore misericordioso sa andare incontro agli altri, riesce ad abbracciare tutti.

Un cuore misericordioso sa essere rifugio per chi non ha mai avuto casa o l’ha persa, sa costruire casa e famiglia per chi ha dovuto emigrare, conosce tenerezza e compassione.

Un cuore misericordioso, sa condividere il pane con chi ha fame, un cuore misericordioso si apre per ricevere il fuggitivo e l’emigrante. Dire misericordia insieme a voi, è dire opportunità, è dire domani, è dire impegno, è dire fiducia, è dire apertura, ospitalità, compassione, è dire sogni.

Ma voi, siete capaci di sognare? E quando il cuore è aperto e capace di sognare, c’è spazio per la misericordia, c’è spazio per accarezzare chi soffre, c’è spazio per mettersi accanto a chi non ha pace nel cuore e gli manca ciò che è necessario per vivere, o non ha la cosa più bella: La fede.

Misericordia. Diciamolo insieme questa parola: «Misericordia» affinché il mondo ci ascolti: «Misericordia».

Voglio anche confessarvi un’altra cosa che ho imparato in questi anni. Non voglio offendere nessuno, ma mi provoca dolore trovare giovani che sembrano essersi «pensionati» prima del tempo. Questo mi fa soffrire. Giovani che sembrano essersi pensionati a 23, 24, 25 anni. Questo mi provoca dolore.

Mi preoccupa vedere giovani che «hanno gettato la spugna» prima di iniziare la partita. Che si sono «rassegnati» senza aver cominciato a giocare. Mi fa male vedere giovani che camminano con volti tristi, come se la loro vita non valesse nulla. Sono giovani essenzialmente annoiati… e noiosi. Che annoiano gli altri, e questo mi provoca dolore.

È difficile, e al tempo stesso stimolante, d’altro canto, vedere giovani che lasciano la vita cercando il «vertigo», o quella sensazione di sentirsi vivi per vie oscure, che alla fine finiscono «pagando»… e pagando caro.

Pensate a tanti giovani, che conoscete, che hanno scelto questa strada. È inquietante vedere come ci siano giovani che perdono bei anni della loro vita e le loro energie rincorrendo venditori di false illusioni ‒nel mio paese natale diremmo «venditori di fumo»‒, che rubano loro il meglio di sé stessi. E questo mi fa soffrire.

Sono sicuro che oggi, tra voi, non ce ne siano di questi, ma voglio dirvi: Esistono i giovani pensionati, giovani che gettano la spugna prima della partita, ci sono giovani che entrano nel vertigo con false illusioni e finiscono nel nulla.

Per questo, cari amici, ci siamo riuniti per aiutarci a vicenda perché non vogliamo lasciarci rubare il meglio di noi stessi, non vogliamo permettere che ci rubino le energie, che ci rubino la gioia, che ci rubino i sogni, con false illusioni.

Cari amici, vi chiedo: volete per le vostre vite quel vertigo alienante o desiderate sentire quella forza che vi faccia sentire vivi, pieni? Vertigo alienante o forza della grazia? Per essere pieni, per avere una vita rinnovata, c’è una risposta; c’è una risposta che non si vende né si compra, una risposta che non è una cosa, che non è un oggetto, è una persona, si chiama Gesù Cristo.

Vi chiedo: Gesù Cristo, si può confrontare? Gesù Cristo, si vende nei negozi? Gesù Cristo è un dono, un regalo del Padre, il dono del nostro Padre. ‒Chi è Gesù Cristo? È il regalo del Padre.

Gesù Cristo è colui che sa dare vera passione alla vita, Gesù Cristo è colui che ci muove a non accontentarci di poco e ci porta a dare il meglio di noi stessi; è Gesù Cristo che ci mette in discussione, ci invita e ci aiuta a rialzarci ogni volta che ci diamo per vinti.

È Gesù Cristo che ci spinge a alzare lo sguardo e a sognare in grande. «Ma padre ‒può dirmi qualcuno‒ è così difficile sognare in grande, è così difficile salire, essere sempre in salita. Padre, io sono debole, cado, mi sforzo ma molte volte mi abbasso». Gli alpinisti, quando salgono una montagna, cantano una canzone molto bella, che dice così: «Nell’arte di salire, ciò che importa non è non cadere, ma non restare caduti».

Se tu sei debole, se cadi, guarda un po’ in alto e vedrai la mano tesa di Gesù che ti dice: ‒«alzati, vieni con me». ‒«E se lo faccio ancora?» ‒Anche. ‒«E se lo faccio ancora?» ‒Anche. Pietro chiese una volta al Signore: «Signore, quante volte?» ‒«Settantadue volte sette». La mano di Gesù è sempre tesa per rialzarci, quando cadiamo.

Nel Vangelo abbiamo ascoltato che Gesù, mentre si dirige a Gerusalemme, si ferma in una casa ‒quella di Marta, Maria e Lazzaro‒ che lo accoglie. Per strada, entra nella loro casa per stare con loro; le due donne ricevono colui che sanno essere capace di commuoversi.

Le molte occupazioni ci fanno essere come Marta: attivi, dispersi, costantemente a correre da qui a là…; ma anche tendiamo ad essere come Maria: davanti a un bel paesaggio, o a un video che ci manda un amico al cellulare, restiamo pensierosi, in ascolto.

In questi giorni di Giornata, Gesù vuole entrare nella nostra casa: nella tua casa, nella mia casa, nel cuore di ciascuno di noi; Gesù vedrà le nostre preoccupazioni, il nostro cammino accelerato, come ha fatto con Marta… e aspetterà che lo ascoltiamo come Maria; che, nel trambusto, ci impegniamo a consegnarci a lui.

Che siano giorni per Gesù, dedicati ad ascoltarci, a riceverlo in coloro con cui condivido la casa, la strada, il club o la scuola.

E chi accoglie Gesù, impara ad amare come Gesù. Allora lui ci chiede se vogliamo una vita piena. E io, nel suo nome, vi chiedo: voi, volete una vita piena? Cominciate da ora a lasciarvi commuovere.

Perché la felicità germoglia e fiorisce nella misericordia: questa è la sua risposta, questa è la sua invito, la sua sfida, la sua avventura: la misericordia. La misericordia ha sempre un volto giovane; come quello di Maria di Betania seduta ai piedi di Gesù come discepola, che si compiace di ascoltarlo perché sa che lì si trova la pace.

Come quello di Maria di Nazaret, lanciata con il suo «sì» all’avventura della misericordia, e che sarà chiamata felice da tutte le generazioni, chiamata da tutti noi «la Madre della Misericordia». Invocarla tutti insieme. Maria, Madre della Misericordia.

Allora, tutti insieme, chiediamo al Signore ‒ognuno ripeta in silenzio nel suo cuore‒: Signore, lanciaci nell’avventura della misericordia. Lanciaci nell’avventura di costruire ponti e abbattere muri (recinti e filo spinato), lanciaci nell’avventura di soccorrere il povero, chi si sente solo e abbandonato, chi non trova più senso alla sua vita.

Lanciaci ad accompagnare coloro che non ti conoscono e a dirgli lentamente e con grande rispetto il Tuo Nome, il motivo della mia fede. Spingici all’ascolto, come Maria di Betania, di chi non comprendiamo, di chi viene da altre culture, altri popoli, anche di chi temiamo perché crediamo possano farci del male.

Rendici di nuovo il volto, come Maria di Nazaret con Elisabetta, che rivolgiamo i nostri sguardi ai nostri anziani, ai nostri nonni, per imparare dalla loro saggezza.

Vi chiedo: ‒«Parlate con i vostri nonni?». Cercate i vostri nonni, loro hanno la saggezza della vita e vi diranno cose che commoveranno il vostro cuore.

Eccoci, Signore. Inviaci a condividere il Tuo Amore Misericordioso. Vogliamo riceverti in questa Giornata Mondiale della Gioventù, vogliamo confermare che la vita è piena quando si vive dalla misericordia, e questa è la parte migliore, è la parte più dolce, è la parte che non ci sarà mai tolta. Amen.

Fonte: Vatican.va

L’ufficio di comunicazione del territorio di Colombia e Venezuela ha preparato alcuni meme
sulla JMJ che si possano condividere sui social network.

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