Venga il tuo Regno!
4 novembre 2015
Ai membri del Movimento Regnum Christi
in occasione della Solennità di Gesù Cristo, Re dell’Universo
Carissimi in Cristo:
Tra pochi giorni celebreremo la solennità di Cristo Re nel quadro del 75º anniversario della fondazione della Legione e del Regnum Christi. Abbiamo pregato Dio per decenni con quella richiesta che Egli stesso ci ha insegnato: Venga il tuo Regno! Cristo, nostro Re, venga il tuo Regno! (cf. Mt 6, 10).
Oggi, in queste circostanze storiche, la nostra richiesta deve essere più insistente, più convinta, se possibile. Vogliamo che Cristo regni nei nostri cuori, in quelli delle nostre famiglie, nelle nostre équipe e sezioni, nei nostri apostolati e che, attraverso la nostra preghiera e il nostro apostolato, Egli si faccia presente e regni nelle vite delle persone e nella società.
Questa è la nostra preghiera, questo è ciò che chiediamo oggi con insistenza. Venga il tuo Regno nel mio cuore! Certamente lo chiediamo con amore ogni volta che recitiamo il Padre Nostro, ogni volta che facciamo una giaculatoria. E lo facciamo con molta fiducia.
Ma è necessario passarlo dalle labbra alla vita, assicurandoci che sia un desiderio profondo e molto reale. Per farlo, possiamo chiederci cosa significa che venga Gesù Cristo come re nella nostra vita, nel nostro cuore. Significa che prenda possesso di noi, come un re prende possesso del suo regno. Può essere che prenda il nostro cuore dopo una o più battaglie contro noi stessi, può essere che sia un arrendersi pacificamente. Ma prende possesso. «Mi sedusse e mi lasciai sedurre…» (Ger 20,7).
Seguendo le letture della solennità di Cristo Re, vi lascio alcune riflessioni su cosa significa che il Regno di Cristo arrivi nella nostra vita.
1. «Colui che ci amò, ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue, ci ha costituiti in un regno» (Ap 1, 6)
L’esperienza vissuta dell’amore che Dio ci ha avuto si trova alla radice della nostra vocazione al Regnum Christi. Questo amore misericordioso non è una realtà astratta, ma si rende presente nella storia, in quella di ciascuno e in quella di tutto il Movimento, con manifestazioni molto concrete. Basta aprire gli occhi e chiedere il dono della fede per riconoscere la mano amorevole di Dio negli anni felici e nei momenti oscuri, che ci guida con dolcezza e fermezza. E infatti la misericordia ha un volto: Gesù Cristo, nostro Re e Signore.
Egli ha voluto scendere fino alla nostra piccolezza, alla nostra esistenza, che a volte può sembrare grigia e senza senso, per scoprire la sua misericordia infinita. Non ha esitato a versare tutto il suo sangue generosamente, fino all’ultima goccia, per farci comprendere l’amore che prova per ciascuno di noi.
Egli ci solleva e non solo ci purifica, ma assume su di sé la nostra povertà e ci rende partecipi della sua missione. Ci ha costituiti in un regno, in un popolo di sua proprietà. E, per puro amore, ci invita a intraprendere azioni e a creare istituzioni attraverso le quali questo regno si insedi nei cuori degli uomini, delle famiglie e della società. Vuole che lo facciamo nel concreto della nostra storia, che siamo segno della presenza del suo regno nel mondo, confidando più nella sua grazia e nella sua scelta che nelle nostre forze.
2. Il mio regno non è di questo mondo (Gv 18, 36)
Gesù Cristo è venuto a instaurare un regno diverso dai regni di questo mondo, che sono temporanei e caduche. Il suo è un «regno eterno e universale: il regno della verità e della vita, il regno della santità e della grazia, il regno della giustizia, dell’amore e della pace», come ci ricorda il prefazio di questa festa. Perciò, ha criteri diversi da quelli del mondo.
Oggi tutti i cristiani riceviamo l’invito di Gesù Cristo a testimoniare la nostra adesione a Lui e alla Chiesa. Non si tratta solo di «dare tempo» al Signore, forse attraverso la preghiera o l’apostolato, ma di «dare il cuore». Cioè, non sono solo le molte attività a proclamare la presenza del regno che già è tra noi (cf. Lc 17, 21), ma la coerenza di vita con la nostra vocazione cristiana e l’illusione e la generosità con cui ci consegniamo, concretamente, per rispondere all’amore di Cristo, dandogli il primo posto nelle nostre vite e amandolo nel servizio ai nostri fratelli.
È vero, vivere oggi con coerenza e controcorrente non è un compito facile. Ma proprio per questo il testimone che possiamo dare della misericordia divina e della verità che ci rende liberi potrà essere più eloquente. E per questo chiediamo al Signore di concederci questa grazia e che essa dia frutto in noi.
A volte possiamo descrivere ciò che accade nella realtà solo con ciò che vediamo con i nostri occhi, ed è una descrizione reale, esterna. Ma si può anche descrivere la realtà includendo i nostri desideri e progetti, si può descrivere la realtà presente come qualcosa in movimento, in trasformazione, con uno scopo che non è di questo mondo. E anche questa descrizione è reale. È accettare che Cristo Re, con la sua provvidenza, è presente e attivo nel mondo, agisce direttamente con la sua grazia e anche indirettamente con i suoi apostoli e attraverso i cuori e le azioni dei suoi apostoli. Viene nel mondo e instaura il suo regno nei cuori delle persone e attraverso le persone in altre persone, nelle famiglie e nella società. Un regno di presenza di Dio, di grazia, di giustizia, di amore e di pace.
Descrivere la realtà dal punto di vista di Dio che vuole regnare e che sta agendo significa vedere non solo con gli occhi del corpo, ma con fede, speranza e amore. Con la fede vediamo che Dio è presente, che agisce, che ci chiama e continua a chiamare operai alla sua messe. Vediamo e sentiamo il cuore di Cristo crocifisso, donato per amore a noi, e condividiamo i suoi sentimenti. Viene alla nostra mente e ci fa vedere anche la nostra vita come una missione, viene al nostro cuore e ci aiuta ad amare come lui. Ci riempie di speranza e confidiamo: Sono e sarò con voi tutti i giorni (cf. Mt 28, 20). Con speranza, i desideri si trasformano in progetti e le difficoltà in opportunità di amare.
3. Tu l’hai detto, sono Re (Gv 18, 37)
Di fronte a un regno che non è di questo mondo e che è sempre in costruzione, è facile che oggi molti rivolgano ai cristiani una domanda scettica riguardo a Cristo, come quella stessa che fece a lui Pilato: «Cristo è re?» (cf. Gv 18, 37).
Noi conosciamo la risposta. Di fatto, la proclamiamo ogni volta che diciamo la nostra giaculatoria: «Cristo Re nostro! Venga il tuo Regno!». Ma il mondo oggi non crede tanto nei maestri quanto nei testimoni, in coloro che danno prova con la loro vita che il Signore di Gesù Cristo è una realtà vissuta ogni giorno.
Forse questa festa sia un’opportunità per rendere il Regnum Christi un movimento ancora più aperto e accogliente, dove più persone possano entrare in contatto con l’amore di Dio. Dove sappiamo che Cristo ci ha lavato i piedi e l’anima, e per questa esperienza della misericordia divina, vogliamo che altri possano sperimentarlo attraverso il nostro servizio disinteressato. Quanto sarebbe bello che in ogni località, attraverso i nostri apostolati, potessimo praticare più consapevolmente le opere di misericordia corporali e spirituali!
Siamo consapevoli che la famiglia sta attraversando una forte crisi a livello mondiale. Conosciamo il Vangelo della famiglia che la Chiesa proclama e sappiamo che in molti aspetti è contrario alla mentalità del mondo. Cerchiamo che ogni membro del Regnum Christi possa testimoniare l’apprezzamento per la famiglia. Promuoviamo iniziative che accompagnino i fidanzati che si preparano al matrimonio, i neoconiugi, coloro che stanno scoprendo il miracolo della paternità e della maternità. Accompagniamo con compassione e massimo rispetto le famiglie in difficoltà e coloro che vivono situazioni familiari difficili da risolvere. Preghiamo insieme per la famiglia e preghiamo anche per la carità e l’unità tra i membri della nostra famiglia spirituale. Non temiamo di annunciare con convinzione e misericordia la verità di Dio sull’amore matrimoniale e sulla famiglia e di testimoniare così con la vita davanti al mondo che Gesù Cristo è re.
Visto il passo evangelico e il dialogo tra il nostro Signore e Pilato, colpisce il fatto che Gesù Cristo non sembri re secondo i criteri del mondo. La sua corona è di spine. Sembrerebbe piuttosto debole e fallito. Ma proprio così ci insegna che ciò che è più importante per proclamare la sua grandezza e il suo dominio su tutto l’universo non risiede in grandi successi secondo il mondo, ma nel fare sempre la volontà del Padre per amore. È un regno di amore e di grazia.
Quest’anno abbiamo anche la grazia dell’indulgenza plenaria concessaci dal Papa Francesco per questa festa, non solo ai membri secolari, ai quali Giovanni Paolo II la concedeva abitualmente, ma anche ai legionari e ai membri consacrati. Inoltre, è stata preparata una novena ricca di testi della Sacra Scrittura, che può muovere il cuore a celebrare come famiglia questa festa.
Chiedo alla Santissima Vergine, Regina degli apostoli, di ottenere per noi la grazia di essere più consapevoli del fatto che Gesù Cristo ci ha amato affinché possiamo essere germe del suo regno in questo mondo e testimoniare la Verità, che è lui stesso. Che ci aiuti a mostrare l’amore misericordioso di Dio ai nostri fratelli, specialmente alle famiglie.
Contate sulle mie preghiere e vi chiedo di ricordarvi nelle vostre,
Eduardo Robles-Gil, LC
Allegato: Novena di Cristo Re
(La lettera del Padre Eduardo può essere scaricata in formato pdf a questo link).













