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«Chiamati a promuovere il carisma che Dio ci ha affidato»

Pubblicato il 27 Ottobre, 2015
Notizie

Lo scorso venerdì, 9 luglio, il P. Sylvester Heereman, LC ha spiegato presso il centro di studi superiori di Roma il contenuto del capitolo VII del documento di base per le riflessioni dei membri del Regnum Christi durante questo periodo, in cui si affronta il tema del governo e del ruolo dei membri di 1º e 2º grado nella struttura canonica del Regnum Christi.

In questo contesto, è stata intervistata una dei membri della Commissione centrale, il Dott. Stefano De Pasquale Ceratti, nato a Roma 39 anni fa, sposato e con due figli. È medico chirurgo specializzato in medicina legale. Si è unito al Movimento Regnum Christi nel 1998 e al secondo grado nel 2002. È stato responsabile di squadra e di gruppo nella sezione giovani di Roma. È stato uno dei fondatori della Gioventù Missionaria nella sua città. Ha anche organizzato apostolati come Angelo per un Giorno e Gente Nuova a Roma. È stato segretario generale dell’Università Europea di Roma dalla sua fondazione fino al 2008, anno in cui continua a collaborare come docente di medicina legale. Dal 2008 lavora per la Santa Sede al Pontificio Consiglio per i Laici come responsabile della sezione Associazioni e Movimenti Ecclesiali.

Stefano, tu hai vissuto il processo di rinnovamento dei membri di 1º e 2º grado dalla Commissione centrale per la revisione dello Statuto. Qual è stata la tua esperienza in questi mesi?

Vorrei descrivere la mia esperienza nella Commissione centrale con tre parole: servizio, arricchimento e grazia. È stato un modo speciale di offrire un servizio al Regnum Christi, che, seppur modesto, spero sia utile. La dimensione del servizio è per me una risposta a tutto il bene che ho ricevuto dal Movimento in quasi vent’anni di appartenenza. È stato anche un arricchimento personale, soprattutto nella misura in cui ho potuto condividere questi momenti storici e ascoltare lo Spirito Santo insieme ad altri fratelli e sorelle che condividono la stessa esperienza carismatica in diversi stati di vita e formazione: consacrati, consacrate, fratelli e sacerdoti legionari di Cristo. Infine, una grazia. Non so perché mi sia stata data questa opportunità, ma l’ho considerata sotto una prospettiva providenziale. La porto nel cuore come qualcosa di importante nella mia storia personale e nel cammino che sto percorrendo nel Regnum Christi. Per tutto questo, considero fondamentale dire a tutti coloro che lo hanno reso possibile: Grazie!

Parli di momenti storici per il Movimento. È davvero così importante questo processo di rinnovamento?

Certamente! È importante perché, come indica il suo nome, si tratta di un rinnovamento. Prima di tutto un rinnovamento personale, più che di strutture. Abbiamo bisogno di rinnovare il cuore di ciascuno di noi, la nostra fede, il nostro rapporto con Cristo e il nostro zelo apostolico. Lo considero parte essenziale del progetto di riforma che Papa Francesco propone alla Chiesa e a ogni cristiano. In fondo, ogni battezzato vive in un processo di revisione e rinnovamento costante, di ritorno alle sue radici, alla fonte battesimale, e questo è precisamente la conversione. Quando si chiedeva a Madre Teresa di Calcutta cosa dovesse cambiare nella Chiesa, rispondeva: «Prima di tutto, due cose: tu e io!»

Che cosa apporta questo processo ai membri di 1º e 2º grado e quale contributo stanno dando all’intero Movimento?

Noi, i membri di primo e secondo grado del Regnum Christi, siamo chiamati a promuovere il carisma che Dio ci ha affidato per il bene della Chiesa nel mondo attuale, e in particolare nella realtà sociale, familiare e lavorativa in cui ci troviamo ogni giorno. Il processo di rinnovamento non avrebbe senso se non portassimo la novità del Vangelo alle periferie esistenziali dell’uomo, a tanti fratelli che aspettano di scoprire in Cristo le nostre parole e le nostre opere. Benedetto XVI ha detto che i laici siamo chiamati a essere tagliatori di sicomori, capaci, se agiamo secondo la nostra vocazione, di dare frutti gustosi a questo mondo che, purtroppo, offre molti frutti, ma senza sapore. Questo processo è per noi, membri di primo e secondo grado, una grande opportunità per guardare indietro e dentro di noi, ma soprattutto, come dice Papa Francesco, per lasciarci guardare da Dio. Vogliamo così prendere coscienza della nostra vocazione e missione e chiederci se siamo davvero disposti a continuare questo cammino al quale il Signore ci ha chiamati e che ora richiede un maggiore impegno e una maggiore responsabilità da parte nostra.

Quali pensi siano le sfide più importanti che i membri di 1º e 2º grado devono affrontare in questo momento in vista del processo?

Per me, la sfida più importante è prendere maggiore coscienza della nostra identità come cristiani, battezzati e membri del Movimento. Il compimento della nostra vocazione passa necessariamente da questo arduo cammino di rinnovamento: chi siamo?, ma soprattutto: cosa si aspetta Dio da noi? Da qui deriva la sfida della responsabilità, cioè assumere il nostro ruolo all’interno della famiglia del Regnum Christi insieme ai legionari, consacrati e laici consacrati. Tocca a noi condividere con loro le gioie e le difficoltà di questo cammino spirituale che il Signore ci offre nel Movimento, che è un cammino di radicalità evangelica. Tutto il resto: le questioni pratiche, i regolamenti, la modalità canonica della nostra appartenenza al Movimento come membri secolari, ecc., si risolveranno col tempo, pazienza, abnegazione e, naturalmente, con l’aiuto di Dio.

Alcune persone hanno manifestato alla Commissione la loro preoccupazione perché gli Statuti vigenti, approvati nel 2004, presentano un’ambiguità sul modo di appartenenza dei membri laici dal punto di vista canonico. Dato che lavori al Pontificio Consiglio per i Laici e tratti frequentemente aspetti tecnici, puoi spiegarci a chi non è specialista di cosa si tratta questa problematica e come conviene affrontarla?

Il problema è effettivamente di carattere tecnico, ma ha implicazioni per la vita dei membri e per la redazione di uno Statuto generale che ci aiuti a custodire e sviluppare il carisma che Dio ha dato alla Chiesa attraverso il Movimento. La Chiesa riconosce il diritto naturale dei fedeli di associarsi. Riconosce anche diversi modi di partecipare o essere membri di un’associazione di fedeli come è il Regnum Christi.

Anche se è una semplificazione, possiamo dire che esistono due modi possibili per cui un cattolico potrebbe far parte del Movimento: l’associazione e l’affiliazione. In entrambi i casi, le persone sono ugualmente membri e partecipano alla spiritualità e all’apostolato del Regnum Christi. Tuttavia, per l’associazione, sono membri che assumono diritti e responsabilità proprie, tra cui una partecipazione stabile alla direzione e al governo del Movimento. Invece, per l’affiliazione, i membri partecipano allo spirito e al carisma del Movimento, ma non assumono responsabilità particolari per il governo dello stesso, anche se, secondo quanto stabilito nello statuto, possono essere invitati a partecipare e assumere ruoli di leadership nel Movimento.

L’ambiguità che correttamente segnalano alcune persone sta nel fatto che gli Statuti vigenti affermano che i membri sono associati. Tuttavia, nella pratica, siamo stati più che altro affiliati finora, poiché gli stessi Statuti non prevedono una partecipazione di diritto in alcuni organismi decisionali, anche se nella pratica siamo stati invitati a farne parte, come io in questa commissione, o Francisco Gámez nel Comitato direttivo generale del Movimento, o tanti direttori di sezione e coordinatori locali di apostolato laico che ci sono nel mondo.

Quello che la Commissione centrale intende è ascoltare ciò che i membri di 1º e 2º grado esprimano sul loro modo di appartenenza, come lo hanno vissuto e come credono che lo Spirito Santo li conduca per il bene del Movimento, della sua unità e dello sviluppo apostolico.

Ma, che impatto ha tutto questo sulla nostra vita?

Se me lo permette, userò un’immagine che può illuminare ciò che voglio dire, ben consapevole che non si applica pienamente. Per molti anni abbiamo vissuto nella pratica, e da un punto di vista giuridico, come collaboratori della missione della Legione di Cristo e insieme abbiamo fatto grandi cose per l’evangelizzazione. Ci siamo avvantaggiati della dedizione e della formazione di molti legionari e anche di membri consacrati che ci hanno trasmesso il carisma e ci hanno aiutato a incontrare Cristo per essere suoi apostoli. Non penso, in assoluto, che ciò sia stato un errore. Lo vedo come un processo di crescita: un bambino ha bisogno nei primi anni dei suoi genitori e dipende da loro in tutto. Poi cresce e inizia lui stesso a contribuire in modo importante alla famiglia portando la sua specificità e partecipando alle gioie e alle pene.

La riflessione sulla nostra vita associativa nel Movimento ci aiuterà a riflettere davanti a Dio affinché Egli ci mostri dove dobbiamo collocarci come laici e in che modo possiamo contribuire meglio al compimento della missione. Questo ci porterà ad assumere più responsabilità e a contribuire in modo più partecipativo con gli altri membri del Movimento: legionari, consacrati, laici consacrati. Non si tratta di qualcosa di politico, ma di maturazione ecclesiale, come ci ha chiesto Giovanni Paolo II a tutti i movimenti ecclesiali nel Pentecoste del 1998.

Percepisci un interesse da parte dei legionari, delle consacrate e dei consacrati e degli stessi laici nel processo?

Devo essere sincero. Sì, lo vedo in molti, ma percepisco anche una certa stanchezza in altri. Prima di tutto, vedo la passione e l’impegno degli altri membri della Commissione centrale e di molti nelle commissioni territoriali. Non solo, percepisco un grande coraggio, soprattutto da parte della Legione in generale e del P. Eduardo in particolare, nel desiderio di continuare questo cammino confidando tanto in noi, membri di primo e secondo grado.

So anche che alcuni sono scettici, non finiscono di capire il processo o la necessità di condividere pienamente il carisma con i membri di 1º e 2º grado. Ho anche incontrato chi a priori diffida del processo senza aver letto i documenti che abbiamo inviato e che potrebbero fare luce. Ma devo dire che li comprendo. Non sempre il futuro è chiaro e questo può causare timore.

Ma sono sicuro di una cosa: il Signore ci chiama ad affrontare insieme questo processo di rinnovamento, come comunità, così come chiama la Chiesa a rinnovarsi come popolo di Dio, qualunque sia il nostro stato di vita: laici, consacrati laici, religiosi, sacerdoti. Questa grande sfida che Dio ci pone davanti, o la affrontiamo e vinciamo insieme, o tutti perderemo.

Credo che sia particolarmente vero per noi ciò che dice Papa Francesco nel numero 113 dell’Evangelii Gaudium: «Nessuno si salva da solo». Dio ci chiama come popolo! Oggi Dio ci sta chiamando nel Regnum Christi come comunità, tutti insieme, nonostante siamo diversi e a volte ci risulta difficile metterci d’accordo, come in ogni famiglia. Dobbiamo rispondere con unità, con carità e con il più profondo senso di appartenenza a una comunità, ciò che chiamiamo nella Chiesa comunione, che si realizza sempre nella verità.

Ti piacerebbe dire qualcosa ai legionari, alle consacrate e ai consacrati riguardo alla loro partecipazione in questa fase di discernimento dei membri di 1º e 2º grado in cui ci troviamo ora?

Certamente: ci abbiamo bisogno gli uni degli altri, come una famiglia! Noi, membri di primo e secondo grado, abbiamo bisogno di voi, della vostra presenza, della vostra vicinanza, della vostra amicizia in Cristo. Sono sposato e ho due figli. So quanto sia difficile, in una famiglia, nella nostra diversità, rimanere uniti e amarci nei momenti bui. Ma la mia vita e la mia esistenza non hanno senso senza mia moglie e i miei figli. Anche se litighiamo, anche quando sbagliamo e ci feriamo. Allo stesso modo, io sono un membro di secondo grado del Regnum Christi, ma non sento che la mia chiamata abbia senso, che la mia identità e missione possano esistere, senza i legionari, i consacrati, le consacrate, i membri di primo grado, e senza l’aiuto, il sostegno, la preghiera e l’amore di ciascuno di voi. Avanziamo insieme! Sono sicuro che Dio ci aiuterà e che scopriremo insieme la gioia del Vangelo!

Hai qualcos’altro che vorresti dire?

Ci aspetta una Pentecoste speciale, che sarà la celebrazione del 75º anniversario della fondazione della Legione, l’anno del Giubileo della Misericordia, l’occasione della nostra prima convention internazionale. Abbiamo un lungo cammino da percorrere, ma quest’anno che sta per arrivare sarà un passo importante del cammino. Preghiamo e partecipiamo tutti in questo tempo in cui Dio si fa presente in modo speciale nelle nostre vite.

La Pentecoste è la festa di tutti i carismi suscitati dallo Spirito Santo. La nostra convention internazionale sarà un’opportunità straordinaria di rinnovamento. Ricordo che una delle delegate dei 38 membri di primo e secondo grado del Regnum Christi che hanno rappresentato tutto il Movimento all’inizio di questo processo, partecipando a una riunione di tre giorni per lo studio degli Statuti, disse: «Pensavo di essere venuta per esaminare gli Statuti; ma invece, parlando con voi, pregando insieme davanti al Santissimo Sacramento, mi sembra di aver partecipato al più bello triduo di rinnovamento a cui abbia preso parte nel Regnum Christi». Apriamo i nostri cuori al Signore e Lui ci ricompenserà! Non lasciamoci rubare questa grande opportunità, tutti insieme, in comunione fraterna!

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